OTTO PIATTI.
OTTO VINI.
UNA SQUADRA FELICE
Il genere di serate che sembrano prese in prestito da una vita migliore, lente e cucite insieme dalle persone giuste attorno alla tavola giusta. Casa do Calhau è uno di quei luoghi rari. Otto posti, otto vini, otto piatti. Non serve nessuna grande messinscena. Solo Leopoldo ai fornelli, con una generosità che si colloca a metà tra l’Alentejo rurale e le cucine di ogni tipica famiglia mediterranea.
Abbiamo riunito il nostro team, che sa come vestirsi per l’occasione: denim ammorbidito da anni di utilizzo, un completo di velluto a coste con la sua discreta sicurezza invernale, blazer di lana, camicie di flanella e un esercito discreto di calzini di cashmere che riscaldano le assi del pavimento.
Leopoldo ci ha accolti come fa sempre: con eleganza, come chi apre non un ristorante, ma la propria casa. Perché è proprio questo Casa do Calhau (tradotto come «Casa di Calhau», il cognome dello chef). Non una sala da pranzo, ma uno spazio vissuto, dove i confini tra ospite e amico svaniscono da qualche parte tra una portata e l’altra.
I piatti arrivavano uno dopo l’altro, come spinti in avanti da un ritmo invisibile. Seguivano i vini, ognuno con la propria storia. La sala risplendeva di quel calore che esiste solo quando nessuno recita e tutti sono semplicemente presenti. Lana riciclata sulle spalle, un paio di bottiglie ancora da stappare. Goditi la giornata.
Che bello è semplicemente lasciar durare un pasto? Sono queste le serate che ci ricordano perché teniamo così tanto ai dettagli. I tessuti biologici, le texture, le persone, l’artigianato locale. Spazi che celebrano il tempo e la qualità, e le mani che li plasmano.
A quanto pare, per una serata perfetta bastano una tavola, una manciata di buoni amici e Leopoldo che fa la sua magia discreta in cucina. Grazie per averci accolto in un ambiente così familiare.
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Casa do Calhau